BASKET NBA-I Lakers sul tetto del mondo: l’avevamo detto!!!
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BASKET NBA-I Lakers sul tetto del mondo: l’avevamo detto!!!

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BASKET NBA-I Lakers sul tetto del mondo: l’avevamo detto!!!

Come pronosticato nell’articolo di ieri… I Los Angeles Lakers hanno vinto il campionato Nba e conquistato il 16° titolo della loro storia battendo nella settima partita di finale i Boston Celtics per 83 a 79. Kobe Bryant, che ha segnato 23 punti, si e’ diplomato per la seconda volta Mvp delle finali. Per i Lakers, in svantaggio per tre quarti del match, decisivi anche Gasol e Arnett. Per Boston, 18 punti di Pierce e 17 di Garnett. Per Phil Jackson, coach di L.A., è l’11° titolo.

Se Gara1 era stata quella dell’attacco Lakers, con la strepitosa e infinita quantità di seconde palle giocate dai giallo-viola; Gara2 era stata quella di Ray Allen, dove veniva eguagliato lo storico record delle otto triple in una partita di finale; Gara3 quella “del pescatore”, con Derek Fisher letteralmente spiritato nel quarto quarto; Gara4 quella di Big Baby Davies, con la panchina bostoniana più in generale a farla da padrone nel momento clou della partita; Gara5 quella della difesa Celtics, che con una mostruosa solidità di squadra si riportava sul 3-2 spedendo la serie a L.A. e tanti cari saluti; Gara6 era stata “non gara”, con i californiani a giocare con ferocia di chi “non ha domani” non aprendo mai di fatto il discorso a una possibilità di vittoria di  “quelli venuti dall?est” nemmeno a pagare beh, Gara7 è quella del basket che, una volta per tutte, ci dimostra che le individualità sono importanti ma alla fine si tratta pur sempre di uno sport di squadra.

Saranno i numeri “di quintetto” infatti a portare i Lakers sul tetto del mondo in una serata in cui anche Kobe, attesissimo, gioca una partita in chiaro-scuro dove a pesare sarà più il suo lavoro sporco in difesa – dicasi 15 rimbalzi - che i 23 punti finali. Saranno dunque i 18 rimbalzi di Gasol (uno in meno rispetto ai punti segnati!), sarà il peso in attacco e il muro di cemento in difesa che è Artest (20 punti per lui), saranno i 7 di Odom nel terzo quarto quando tutto sembrava perso, sarà quest’insieme di fattori ben coordinati da lo special-one (per davvero) Phil Jackson a consegnare il titolo a Los Angeles.

Ma che partita è stata? Beh, nel tema tattico della serie, forse l’unica cosa che si è riuscita davvero a capire in questo capitolo di meravigliosa rivalità tra verdi e giallo-viola, è stata la difesa unita al recupero delle “seconde palle”. Il primo quarto è da consegnare agli annali per l?intensità agonistica dei meccanismi difensivi dei celtici della costa atlantica. I Lakers chiudono i primi dodici minuti sotto di 9, con Bryant assolutamente fuori ritmo e con una percentuale di tiro del 22%. Ventitre a quattordici dice il tabellone e un 6 su 27 dal campo che pesa come un macigno e non ti fa certo gridare alla partenza “a razzo”. Eppure, eppure i rimbalzi son tutti dei californiani… E il -6 con cui si chiude il primo tempo allora – 34 a 40 per i Celtics – si conferma più che altro frutto di un paio di cose: dei 15 rimbalzi in attacco con cui i Lakers riescono a stare attaccati alla gara e dei 12 punti di Ron Artest che, a sorpresa, è il vero uomo “in the match” del primo tempo. Il 3 su 14 a cui Bryant si deve arrendere ad esempio è frutto, come dicevamo, dello strepitoso contenimento difensivo che Ray Allen e compagni riescono a fare su Kobe. Al “Mamba nero” vengono negati tutti i tiri in cui diventa letale, ovvero quelli in avvio di azione. Le uniche concessioni sono dei “mattoni” a 4-5 secondi da fine gioco che, appunto, non finiscono mai a bersaglio. Ecco spiegata la percentuale.

Il terzo periodo è un autentico enigma. Boston riparte forte e con un paio di numeri di Pierce (tripla inclusa) riesce addirittura a trovare il massimo vantaggio di +13 ma, attenzione all’ennesimo fattore: Lamar Odom. Jackson sceglie un quintetto mobile e l’ala gioca meglio di Bynum mettendo a referto 7 fondamentali punti che aggiunti al poco movimento di Boston in attacco tengono Los Angeles in partita. Strappo quasi ricucito: 57-53 ma con Bryant ancora fuori partita, almeno in attacco. (13 per lui alla fine del terzo). Jackson è stizzito con Kobe e non manca di riferirlo alla signorina della Espn che lo intervista prima dell?inizio dell’ultimo quarto che Bryant, si vede per il primo minuto seduto dalla panchina. Punizione o rinfrescata di idee? Sta di fatto che funziona perché appena rientra arriva subito la “volpata”: fallo cercato su un tiro da tre e 100% dai successivi liberi. E’ la svolta. Da lì alla fine il quarto decisivo si trasforma in “quello delle triple”, e la cosa fa riflettere visto che fino a quel momento si era sparato “a salve”: Fisher trova il pareggio con una bomba da fuori e Boston si inceppa per tre possessi in attacco fatti sì di ottimi tiri, ma messi nella mano ghiacciata di Ray Allen. I Lakers così macinano un mini allungo con 4 punti consecutivi di Bryant e la situazione rimane tale fino agli ultimi 2 intensissimi minuti. Wallace (fantastico) trova una tripla da applausi tirata la classica “mano in faccia” riportando i Celtics a -3. Tutto riaperto? Macchè. Artest - forse l’uomo della serata – risponde nell’attacco successivo con una bomba allucinante tirata fuori ritmo. Allen, che fino a quel momento non ne aveva pescata una, finalmente va a referto sempre da fuori e Bryant – a 1 minuto dal termine – a quel punto vuole provare a partecipare alla festa. Sbaglia, ma l?immenso Gasol prende il solito incredibile rimbalzo in mezzo a tre bostoniani scaricando lucidamente su Kobe. Fallo sul “24” e 2 su 2 in lunetta. Siamo a 23 secondi dalla fine e i Lakers sono a +6, sembra fatta. Boston va di là, prova ancora la tripla con Allen e la sbaglia ma Rondo ruba un pallone che “solo lui può rubare” e dalla lunga fa solo rete. 81-79. 11 secondi da giocare. I Celtics spendono il fallo su Vujacic entrato nel quintetto dei tiratori: 83-79. Dal time out Rondo ci prova ancora, ma è corto.

Vincono i Lakers, non perdono i Celtics. Arriva quindi il sedicesimo titolo per i californiani, adesso solo a -1 da Boston che per entrare nella storia forse dovrà aspettare parecchio visto l’età di un meraviglioso quintetto giunto con le sue stelle ormai in quella fase definita la parabola discendente della carriera. Garnett, meraviglioso, ha dato tutto. Allen si è permesso di scrivere un pezzo di storia nell?arco delle sfide e Pierce è uno straordinario cestista. Perkins è giovane ma ha un ginocchio a pezzi ed è a dubbio addirittura per l’anno prossimo. Si salverà solo Rondo da cui francamente i Celtics possono e devono ripartire dopo dei playoff che lo incoronano in ogni caso. Da segnalare l’Mvp delle finali, che, ovviamente, va al numero 24 di Los Angeles. Cresciuto tra Rieti, Reggio Calabria e Reggio Emilia (si, il papà faceva il suo stesso lavoro, ma qui in Italia), si consegna agli annali del basket e dei Lakers vincendo il secondo anello consecutivo e marcando sempre più da vicino The Legend, al secolo Michael Jordan, a quota 6. Premio stra-meritato. Al di là della serata così così, questo è un ragazzo capace di arrivare ai playoff e viaggiare sui 30 punti di media costante. Questo è un giocatore capace di segnare 19 punti di seguito quando il resto della squadra non ha benzina (vedere terzo quarto, Gara5). Insomma, nient’altro da dire se non che Los Angeles ha saputo riscrivere la sua personalissima storia che la vedeva sempre sconfitta nelle quattro precedenti “settime sfide” contro Boston. La serie di tre sconfitte tra gli anni 50 e 60 e quella dei magici anni 80 del dualismo Bird-Johnson, viene cancellata stasera con il primo successo “della sfida decisiva”. Il titolo di World Champions resta dov’è.

fonte articolo: sportmediaset.it

fonte immagine: nba.it

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