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Europa League, il punto: suicidio Napoli, deludono Juve, Samp e Palermo

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Turno di Europa League disastroso per le nostre formazioni. nella quarta giornata del minor torneo continetale, infatti, le squadre italiane raccolgono due pareggi, entrambi in casa, e due sconfitte,  entrambe in trasferta. Storie diverse quelle di Napoli, Juve, Samp, e Palermo, ma che sembrano avere tutte un filo comune: il calcio italiano, anche nell’Europa “minore”, non è più in grado di affermarsi.Suggestivo il quadro delle classifiche: se l’Europa League finisse oggi, le italiane sarebbero tutte fuori.

Juve, solo pari col Salisburgo – Era l’occasione per festeggiare la prima vittoria, dopo 3 pareggi, e dare una scossa alla classifica del girone. Era anche la gara, sulla carta, più facile (restano una gara in casa col City di Mancini e la trasferta in Polonia contro il Lech, avversario duro); certo, la formazione bianconera era in grossa emergenza, ma l’undici di partenza presentava molti dei titolari. I quali, puntualmente, mancano di dare continuità a quest’incerta stagione juventina. Il Salisburgo, squadra rispettabile ma da bassa classifica se collocata nella nostra serie A, deve solo controllare una punizione del solito Del Piero e un tiro di Amauri. Poi, il nulla. Lo 0-0 finale rispecchia la noia che ha caratterizzato il match. La situazione si fa dura: il Lech ha sorprendentemente superato per 3-1 un irriconoscibile Man City e le due squadre comandano ora la classifica a quota 7. Ferma a 4 la Juve. Come non bastasse,l’infermeria continua a riempirsi. Dopo un’ora di gioco si è fermato Krasic, per un problema all’adduttore. Nel finale, inoltre, anche Legrottaglie ha accusato dei problemi.

Palermo, crollo nella ripresa – Era partito bene, il Palermo di Delio Rossi, costretto a fare risultato sul duro campo del CSKA Mosca: al 10′, infatti, l’asse Miccoli-Maccarone confeziona l’1-0. Il Romario del Salento sfonda a sinistra  e serve in area Big Mac, che non fallisce. Il CSKA si butta in avanti, ma l’inedito 3-5-2 messo in campo da Rossi tiene. La gara cambia però alla mezzrora, quando Nocerino becca il secondo giallo e lascia in 10 i suoi compagni. La rimonta è inesorabile: al 46′ il nippo-fenomeno Keisuke Honda pareggia, nei 5 minuti successivi il sorpasso è confezaionato grazie ad una doppietta di uno dei più promettenti attaccanti europei, Tomas Necid. E’ nitte fonda per i rosanero, che, in 10 e sotto di due reti, non trovano la forza di reagire e incassano una sconfitta pesantissima:il secondo posto è lontano 4 punti, a due partite dal termine. E la panchina di Rossi trema.

Samp, maledetto Metalist – Questa semi-sconosciuta squadra ucraina da stasera avrà di sicuro tatnti tifosi in più: parliamo chiaramente dei genoani, di sicuro simpatizzanti della squadra di Kharkiv, capace in due anni di rifilare 3 sconfitte ed un pareggio ai blucerchiati. Lo 0-0 di Marassi matura dopo un primo tempo frizzante, in cuila Samp parte all’assalto ed ha un grande occasione prima con Guberti, che a porta vuota si fa ribattere la conclusione da un difensore, e sul successivo rimpallo con Gastaldello, che incorna sulla traversa. Gli ucraini si difendono con ordine e ammazzano nella ripresa la partita, portando a casa un prezioso pareggio, che li lascia a +2 sulla Samp, ferma a 5. Nulla è compromesso, ma serviranno due grandi prestazioni con PSV e Debrecen per superare il turno. Nota di colore: i tifosi hanno dedicato un affettuoso striscione a Fantantonio Cassano.

Napoli, finale da incubo – Chiudiamo la rassegna  analizzando quella che, a nostro giudizio, è stata la miglior compagine italiana impegnata in Europa League. Debuttare in uno stadio come Anfield (il solo You’ll never walk alone cantato a sciarpe tese prima del match vale il prezzo di due biglietti) non è mai facile. Ma il Napoli, messi da parte pochi minuti iniziali di ambientamento, tira fuori la grinta:corre, costruisce, pressa, impone il proprio gioco, aiutato anche dalla disastrosa mediana dei Reds. E passa: al 28′ assist di rapina di Cavani per Lavezzi, il Pocho ha un’autostrada davanti ed arriva senza problemi di fronte a Reina, riuscendo a freddarlo e mandando in delirio i tantissimi supporters azzurri sistemati proprio nei pressi della porta fortunata. Il primo tempo si chiude senza particolari sussulti, con un Napoli solido ed in controllo del match.

Mister Hodgson allora rischia il tutto per tutto e getta nella mischia Steven Gerrard: all’inizio del secondo tempo il capitano è in campo, e lòa differenza si vede tutta: lanci millimetrici, palla fluida, aperture intelligenti, il numero 8 sfodera tutto il suo repertorio e il Liverpool prova a schiacciare gli azzurri, che rispondono con una difesa attenta e un rapido contropiede, correndo un solo rischio su una palla malgestita dal pessimo N’Gog (prima avevamo parlato di Necid come uno dei più promettenti attaccanti d’Europa: N’Gog, invece, è di sicuro uno dei meno promettenti) e calciata di poco a lato da Raul Meireles. Al 75′, quando la vittoria sembra ormai in pugno, l’harakiri: Dossena, fino a quel momento fra i migliori, tiene palla in area e la passa fin troppo tranquillamente a De Sanctis; come un falco sbuca Gerrard che si avventa sul pallone e beffa il “Pirata”. E’ una grossa delusione. Ma i peggio deve ancora venire: all’88’, incursione dalla destra in area di Johnson, Aronica lo atterra ed è rigore:perfetta, magistrale, l’esecuzione di Gerrard. Il Napoli perde la testa, storidito dall’assordante quanto estremamente garbata e composta esultanza inglese: Dossena sbaglia ancora, Gerrard si invola e scavalca De Sanctis con un delizioso lob: è il definitivo 3-1. Il Napoli resta dunque a 3 punti, staccato dalla Steaua (6 punti) vittoriosa  contro l’Utrecht (3 punti anch’esso), mentre il Liverpool resta in testa al girone con 8 punti.

Infine, una piccola nota: il Napoli, diversamente dalle altre italiane, pur perdendo, ha mostrato muscoli, voglia di combattere, classe. La squadra manca però, spesso nei momenti fondamentali,di maturità e di concentrazione, necessari per portare a casa grandi risultati e grandi traguardi. Se è a quelli che aspira il Napoli, sconfitte come questa non possono che servire da lezione

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