CALCIOMERCATO – KAKA’ TRATTA COL CITY… IL POTERE DEL DIO DENARO…
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CALCIOMERCATO – KAKA’ TRATTA COL CITY… IL POTERE DEL DIO DENARO…

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CALCIOMERCATO – KAKA’ TRATTA COL CITY… IL POTERE DEL DIO DENARO…

kaka.jpgI milioni sono tanti, anzi troppi pensando all’attuale crisi finanziaria, ma poco importa. Che siano 100, 125 o 250, la questione è solo una: Kakà ha un prezzo? Da come sta gestendo la situazione il Milan (rinchiuso in un silenzio societario surreale) sembra di sì, anche e soprattutto perché la squadra rossonera ha l’innegabile bisogno di ringiovanirsi, e un imput liquido di tale spessore potrebbe permettere a Galliani e Berlusconi di tornare a fare la voce grossa sul mercato (senza la conseguenza delle ire dei contribuenti, almeno per quanto riguarda il Premier…). Ecco quindi il primo “sì” riguardo alla cessione di Kakà, ma è anche l’unico. Cento e passa milioni valgono Agger, Essien, Arshavin e chi più ne ha più ne metta. Grandi campioni, certamente, ma fuoriclasse in grado di cambiare il volto di una squadra? Forse, chissà… Perché è questo ciò che ha fatto Kakà al Milan, fin dal momento del suo arrivo a soli 21 anni: ha cambiato faccia alla squadra rossonera, regalando una fantastica dose di freschezza e velocità a una squadra che senza di lui sembra sempre macchinosa, prevedibile e lenta, eccezion fatta per il suo alter ego più giovane, quel Pato versione ‘road runner’ visto all’Olimpico. Come avete certamente notato, siamo passati alla lunga lista di “no”, ridotta per semplicità in due settori: detto di quello tecnico, è necessario sottolineare l’importanza del ruolo del Kakà milanista anche dal punto di vista umano e societario. Il Milan, infatti, ha sempre costruito i suoi trionfi attorno alle sue ‘bandiere’. Fino ad oggi Maldini e Costacurta, prima di loro Baresi e Ancelotti, per arrivare fino a Rivera. L’orologio del tempo non conta di fronte all’attaccamento che tanti campioni hanno provato nei confronti dei colori rossoneri, un sentimento che attualmente sembra appartenere proprio a Kakà, se non altro per l’animo gentile e l’immagine di ‘ragazzo per bene’ che ha sempre accompagnato il Pallone d’Oro 2007. Il suo addio significherebbe tanto anche da questo punto di vista, con la “grande famiglia” Milan che perde il suo figlio più caro e si scopre di colpo ‘solamente’ una società di calcio ‘normale’, che bada in primis ai bilanci, senza guardare in faccia nessuno. Forse serve questo per tornare a vincere in Italia e in Europa, ma siamo proprio sicuri che nello sport il ‘sentimento’ non paga?

Fonte – eurosport.it

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