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Betting exchange, nel 2013 il via in Italia

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Betting exchange, nel 2013 il via in Italia

 

Una delle prospettive nuove e più concrete per rivitalizzare il mondo delle scommesse in Italia è quello del cosiddetto ‘betting exchange’ che ha appena ricevuto, come comunica il sito di settore Agipronews, il via libera dal Consiglio di Stato che segue il decreto del ministro dell’Economia. Sostanzialmente si tratta di far decollare un sistema di scommesse gestite direttamente tra i giocatori previa ovviamente una concessione rilasciata dai Monopoli di Stato.

Semplicemente il governo ha recepito una norma voluta dalla Commissione Europea. Una volta avuto il via libera definitivo potrà quindi aprire una sorta di ‘Borsa delle scommesse’ rigorosamente online dentro alla quale tutti i giocatori italiani potranno decidere se fare la loro semplice puntata oppure rivestire direttamente i panni del bookmaker classico dando anche le quote e ovviamente affrontandone ricavi e perdite.

L’apertura ufficiale, nel caso sia tutto a posto, dovrebbe avvenire già verso la fine del primo semestre 2013. All’atto pratico saranno ammesse solo puntate singole su tutti gli sport tranne l’ippica che resterà gestita solo dalla concessionarie ufficiali, con scommessa minima fissata a 50 centesimi, multipli di gioco dello stesso importo e vincita massima fino a 10 mila euro. Gli operatori potranno trattenere una commissione massima del 10% delle somme vinte dagli utenti e sulla provvigione verrà calcolato il 20% dell’imposta.

Praticamente per chi scommette non cambia nulla, visto che i giocatori utilizzeranno per le loro puntate i fondi depositati sul loro conto di gioco e per essere considerate valide le scommesse dovranno essere abbinate tra chi punta e chi ‘banca’. Un rapporto che comunque potrà avvenire unicamente tramite la mediazione del concessionario di gioco e non sarà possibile pubblicare scommesse nelle quali la vincita potenziale sia superiore a 10 mila euro.

Se da una parte gli scommettitori possono essere soddisfatti, anche perché qualcuno di loro intravede un possibile business, non così le agenzie di scommesse visto che in un Paese da sempre ai vertici come l’Inghilterra il ‘betting exchange’ ha eroso la quota totale delle scommesse almeno di un buon 15%. Inoltre ovviamente si paventa il rischio di possibili canali per il riciclaggio di denaro sporco e le agenzie si lamentano per un trattamento fiscale diverso, ossia dello 0,6% contro il 3% del gioco tradizionale. Ma per lo stato comunque saranno sempre incassi.

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