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CALCIO: BRONZO PER IL BRASILE ALLE OLIMPIADI

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ronaldinho.jpegCome nel 1996: al Brasile il bronzo e i rimpianti per aver lasciato ad Argentina e Nigeria la possibilità di giocare, domattina, per quell’oro che continua ad essere il suo grande tabù. E rimpianti anche per l’Italia, dopo aver visto Dembele (il suo giustiziere nei quarti di finale) e tutto il Belgio squagliarsi in una partita grigia, molle, senza pretese. Il Brasile ne ha approfittato per fare senza problemi quello che era considerato ormai un semplice dovere; Ronaldinho un po’ meno per giocare una partita che cancellasse le perplessità sorte dopo la semifinale con l’Argentina: il milanista ha giocato ancora una volta a sprazzi, nella ripresa è calato abbastanza vistosamente, e ha lasciato sulla partita due soli, nitidi ricordi: un rigore (non fischiato) subito nel primo tempo e un tocco di classe non sfruttato da Marcelo. C’è ancora abbastanza da lavorare, ma il Milan lo sa.

Dunga non ha cambiato granché la formazione umiliata in semifinale dall’Argentina: un cambio obbligato – Ramires per lo squalificato Lucas – e uno per scelta, a conferma dei problemi incontrati fino ad oggi nel trovare un assetto offensivo collaudato. O meglio: un centravanti “vero”, in grado di finalizzare il teorico lavoro fatto alle sue spalle da due fantasisti come Ronaldinho (seconda punta solo in alcune circostanze) e Diego. Dunque, dopo aver iniziato il torneo con Pato e averlo rimpiazzato dopo tre partite con Sobis, il c.t. ha scelto Jo, nella speranza di avere se non altro un po’ di centimetri contro una difesa dura e chiusa come quella belga. Oggi meno impermeabile del solito, in verità. E si è visto dopo quasi mezzora di noia, passata ad aspettare da entrambe le squadre uno spunto, un guizzo.

 

Ci ha pensato Ronaldinho – fino a quel momento piuttosto sotto ritmo e con un raggio di azione molto circoscritto – al 26’: ha puntato De Roover, lo ha lasciato lì, ma l’austriaco Einwaller, inspiegabilmente, ha scambiato un netto fallo per una simulazione. Il rossonero ha sorriso, ha invitato l’arbitro ad ascoltare i fischi del pubblico a cui ha fatto un gesto chiarissimo (“Voi sì che avete visto bene”) e poi si è rimesso a giocare. Anzi, ad esultare, perché un minuto dopo il Brasile ha spezzato la fitta ragnatela eretta dal Belgio fra centrocampo e attacco: cross di Rafinha dalla destra, Diego sceglie bene tempi e forza della deviazione, rendendo inutile il tentativo di Haroun.

 

E’ stato a quel punto che il Belgio ha dato il meglio, con le sue ripartenze di cui sa bene più di qualcosa l’Italia: Mirallas al 34’ ha mancato di poco il tap-in su invito di Martens; lo stesso Martens al 40’ ha concluso con un gran tiro deviato in extremis da Breno un’azione da tre passaggi e blitz in area; Vermaelen al 41’ di testa ha messo fuori di un niente su corner di De Mul. Comprensibile, dopo questi brividi inattesi, l’esultanza di Dunga quando il Brasile, subito prima del riposo, ha messo al sicuro il risultato. Stavolta Ronaldinho ci ha messo il piede, mostrando a Ramires, attivato sulla destra, la strada verso la porta: Bailly ha fatto quel che ha potuto, ma sulla sua respinta Jo – complice la latitanza di Simaeys – ha usato bene il suo 1.89 per raddoppiare di testa.

 

La partita, di fatto, è finita lì, come hanno testimoniato anche i fischi del pubblico cinese, che già nel primo tempo aveva manifestato il suo disappunto per un accenno di melina dei brasiliani e nella ripresa ha proprio fischiato, quando la gara ha finito per trascinarsi blandamente. Neanche Ronaldinho, che nella ripresa è sparito per lunghi tratti, ha fatto granchè per ravvivarla, fatta eccezione per un quasi assist a Marcelo, messo davanti alla porta, con mezzo miracolo di Bailly. Solo a tempo scaduto, il Brasile ha punito il Belgio con le sue stesse armi: Jo lanciato in contropiede ha segnato il terzo gol, mettendo la seconda firma personale su questo bronzo che sa tanto di semplice consolazione.

Fonte: gazzetta.it

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