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Sticky: CALCIO – SUDAFRICA 2010 – Post-Amichevoli: Brasile e Spagna belle e convincenti, Argentina in crescita, Inghilterra da ‘riserve’… Italia e Francia non pervenute…

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Che brutta Francia Che figura! I fischi del Saint Denis sono lo specchio di una serata da dimenticare per gli uomini di Domenech. Inguardabile in difesa. A tratti imbarazzante in attacco. Solo il centrocampo sembra resistere alla Spagna con pressing e velocità. Il resto sono schiaffi, due e tutti in 45 minuti, e fischi. Notte maledetta per Henry e Anelka accompagnati da una bomba di fischi senza precedenti. Il pubblico è tutto per Cissè e Maloudà. Ha forse voluto dimostrare qualcosa il Ct francese? Parigi sembra aver detto basta. La solita, immensa, Spagna Poco da dire sugli spagnoli. Belli e concreti in tutto e in ogni parte del campo. Qualche peccato di eccessiva sicurezza, a volte di presunzione a centrocampo. Palloni persi e qualche svarione difensivo sul settore coperto da Arbeloa. Ma una squadra che è in grado sempre e comunque di mettere un uomo davanti a Lloris in due passaggi due non è certo squadra da criticare. La Spagna, questa Spagna è superiore a tutto e tutti in questo momento. Non parte male la Francia nel primo tempo che individua subito la parte più delicata del campo. Sagna e Ribery puntano sempre Arbeloa e puntualmente lo saltano. Peccato l’inconsistenza e la lentezza del duo Henry e Anelka. Spagna che comincia senza Xavi lasciato in panchina e senza Fernando Torres. Non c’è il Niño ma c’è David Villa e basta. Minuto 20 del primo tempo e primo vero svarione difensivo francese. Iniesta recupera palla a centrocampo e lancia perfettamente El Guaje che si ritrova a tu per tu con Lloris e non sbaglia. Tocco preciso e Spagna meritatamente in vantaggio. Nell’azione precedente Busquets aveva sfiorato il gol con un colpo di testa finito di poco a lato. La Francia non riesce a uscire fuori dal selvaggio possesso palla iberico. Tocchi, tanti, a volte troppi, degli spagnoli e quindi lanci filtranti al limite della perfezione di Iniesta e Fabregas. La Francia rischia di perdere il controllo della gara e alla prima accelerata spagnola i transalpini si perdono definitivamente. Azione made in la Roja e pallone che finisce nei piedi di Sergio Ramos che entra in area, si accentra e calcia sicuro in porta. Pallone deviato da un difensore francese ed è raddoppio Spagna. Fischi del Saint Denis. Nel secondo tempo dentro Xavi e Fernando Torres. Spagna che non entra con la voglia di colpire duro e stendere definitivamente la Francia. Transalpini che non riescono proprio a costruire niente di interessante. L’unico sussulto dei Galletti è un piatto da fuori area di Anelka parato ad occhi chiusi da capitan Casillas. Minuto 64 e Anelka saluta il pubblico che risponde con una bordata di fischi senza precedenti. Al suo posto un applauditissimo Govou. Nell’azione successiva spintone di Ciani a Navas che cade in area. L’arbitro lascia correre ma il rigore ci poteva stare. Minuto 76 e Saint Denis saluta a suon di fischi anche Anelka. Al suo posto Cissè accolto da una standing ovation. È l’addio dei vecchi e il sostegno alla speranza francese. Neanche a dirlo e la Francia cambia volto e spinta. Aumenta ritmo e pericolosità. Cissè ci prova subito alla prima occasione con un destro che finisce alto. Ci riprova con un colpo di testa fuori misura. Sagna e Malouda fanno vedere le cose migliori sulle fasce. La Francia spinge, colpisce un palo proprio con Malouda ma la Spagna rischia di fare il terzo: lancio lungo per Jesus Navas, svarione di Evra e lo spagnolo sfiora il palo con un diagonale preciso. Finisce tra i fischi a Parigi. Francia da quattro e che si proietta al mondiale sicuramente nel peggiore dei modi. La Spagna è la migliore squadra del mondo. Lo dicono in tanti e queste prestazioni, queste esibizioni lo confermano.

Superato definitivamente l’incidente che lo aveva coinvolto prima della partita contro il Chelsea, Julio Cesar è tornato velocemente Julio Cesar; Maicon è sempre più devastante e decisivo sulla corsia di destra; la difesa, poi , con Juan e Lucio formidabile coppia centrale, è ormai blindatissima. In più ci sono un Kakà, che della Seleçao è il leader indiscusso, e un Robinho, che fa sempre gol quando indossa la maglia verdeoro, che con la Nazionale sembrano trasformarsi. Queste sono solo alcune delle caratteristiche della corazzata allestita da Dunga: il Brasile d’Europa, come è stato soprannominato durante la Conferations Cup 2009, capace di fondere la fisicità europea e il palleggio sudamericano. La variante tattica provata da Dunga nel secondo tempo, con Dani Alves esterno destro “alto” davanti a Maicon, lascia poi anche intravvedere il trasformismo di una squadra che con Gilberto Silva e Felipe Melo, non perfetto va detto contro l’Irlanda del Trap, ha trovato anche la giusta diga in mezzo al campo. E poi c’è Adriano. L’ex attaccante dell’Inter ha giocato dal primo minuto nell’amichevole di Londra a causa del forfait di Luis Fabiano, ma l’Imperatore, che ha non ha fatto mistero di voler tornare in Italia (Roma?), sarà sicuramente della spedizione brasiliana in Sudafrica. Capitolo Ronaldinho. Non sono bastati per il momento 12 gol e 15 assist stagionali al fantasista del Milan per guadagnarsi la convocazione in Nazionale. Il rossonero sta trovando una continuità tale che da quando è a Milano non ha mai avuto. Al partito di coloro i quali vorrebbero Ronaldinho al prossimo Mondiale si iscrive anche chi, al Brasile e per il Brasile, ha dato tutto. “Ronaldinho è in una buona fase e, anche se penso che Dunga abbia già fatto le sue scelte – spiega Pelè – la speranza per lui di andare in Sudafrica possa essere ancora viva”.

Alla faccia del futbol bailado! Un’ordinatissima Argentina tiene in scacco la Germania per 90 minuti e centra una pesante vittoria, seppur in amichevole, al termine di una prova decisamente convincente. All’Allianz Arena di Monaco di Baviera finisce 1-0 per la Seleccion albiceleste, che passa grazie alla seconda rete in nazionale di Gonlazo Higuain. Al 45′ ‘El Pipita’ finalizza a modo suo il più classico dei contropiede, mettendo al tappeto una Germania praticamente mai pericolosa. E’ un 4-4-2 molto solido quello messo in campo da Maradona, con quattro centrali (Otramendi, Demichelis, Samuel e Heinze) sulla linea difensiva. In avanti Higuain vince il ballottaggio con Diego Milito per far coppia con l’inamovibile, e ci mancherebbe altro, Leo Messi. Nella Germania c’è il debutto del talentino del Bayern Monaco Thomas Muller, che Loew piazza insieme a Ozil e Podolski dietro l’unica punta Klose. Inizio tattico: le due squadre non concedono nulla e trovare spazi tra le linee è praticamente impossibile. Ma la Germania fatica a trovare le giuste distanze in campo e l’Argentina dà la sensazione di avere qualcosa in più. Per vedere però la prima palla gol bisogna attendere il 38′: Di Maria in un fazzoletto fa fuori i due centrali tedeschi e a tu per tu con Adler, è lui l’estremo difensore titolare scelto da Loew, centra in pieno la traversa. Poco male per la Seleccion, che al 45′ passa: Di Maria, ancora lui, approfitta di una Germania sbilanciatissima e lancia Higuain a campo aperto. El Pipita evita la disperata uscita del portiere del Bayer Leverkusen e gela i 70mila dell’Allianz Arena. Nella ripresa Loew manda in campo Mario Gomez per Klose e avanza Muller sulla linea degli attaccanti. Ma il gioco dei tedeschi è troppo macchinoso per un’Argentina che nonostante la perdita per infortunio di Heinze prima e Demichelis poi (rimpiazzati rispettivamente da Rodriguez e Burdisso) gestisce il vantaggio senza troppi patemi. Ordinata, concreta, intensa, la Seleccion messa in campo da Maradona sorprende tutti, alla faccia di chi si aspettava il solito gioco funambolico ma futile dei ‘Latinos’. Il CT tedesco si gioca il tutto per tutto buttando nella mischia anche Kroos e Cacau, ed è proprio l’attaccante dello Stoccarda a creare qualche scompiglio nella retroguardia albiceleste con la sua vivacità, ma non basta. L’Argentina chiude con un torello tra gli ‘olè’ di un’incredula Allianz Arena. Chapeau Diego, non ce lo aspettavamo.

Sarà un caso, non lo mettiamo in dubbio. Ma le statistiche parlano chiaro. Se segna Peter Crouch, i Tre Leoni vincono. E’ successo 12 volte su 13 partite. E questa volta Fabio Capello deve ringraziare la cabala perché per la nazionale inglese, la partita si era messa davvero male. Al 23′ Zidan porta in vantaggio i Campioni d’Africa dell’Egitto, facendo venire i sudori freddi agli inglesi. Ma la doppietta di Crouch (20 gol per lui in nazionale) e la rete di Wright-Phillips chiudono i conti 3-1 per l’Inghilterra. Una “tiratina d’orecchie” per il portiere dei faraoni che sulla rete del vantaggio inglese avrebbe potuto e dovuto fare certamente di più. L’Inghilterra, comyunque, ha vinto, ma non ha convinto al termine di una prestazione fatta di luci e ombre: discontinua e disordinata nel primo tempo, più logica ed energica nella ripresa. Da segnalare la corretterzza dello stadio di Wembley che non ha mai fischiato John Terry, protagonista dell’ormai celeberrimo sexy gate con Wayne Bridge che lo ha convinto ad abbandonare la fascia di capitano.

C’è solo spazio per uno scampolo di partita ad Amsterdam per Landon Donovan, l’uomo più rappresentativo degli Stati Uniti, che contro l’Olanda si deve accontentare di un quarto d’ora di gioco. L’Olanda vince 2-1 facendosi riavvicinare dalla formazione d’oltreoceano nei minuti finali. I tulipani, infatti, passano in vantaggio già al 9′ con un rigore trasformato da Kuyt. Al 72′ arriva il raddoppio con l’attaccante del Milan Klaas Jan Huntelaar, che recupera il pallone dalla distanza e scarica un gran tiro alle spalle di Tim Howard. Gli States, però, continuano a crederci e in zona Cesarini trovano finalmente la rete con capitan Carlos Bocanegra. Ormai però è troppo tardi per recuperare e il match si chiude quindi in favore della squadra di casa.

Uno 0-0 che darà sicuramente il via ad una settimana di polemiche su questa nazionale ancora work in progress. C’è, però da dire che il pareggio è il risultato più giusto per una partita, quella tra Italia e Camerun, durante la quale le due nazionali hanno fatto vedere davvero poco. Per l’Italia qualche buona invenzione di Cossu nel primo tempo e dieci minuti giocati a buon livello nella ripresa. Per il Camerun, sempre e solo tanto Eto’o. Lippi si presenta all Stadio Louis II del Principato di Monaco per onorare l’appuntamento con il Camerun schierando in campo un’inedita difesa a 3. I fiducosi parlano di nuovi schemi provati dal ct azzurro, dando così credito alle parole del Marcello nazionale (Provare cose nuove. Perchè la differenza tra una retroguardia a tre o a quattro può diventare minima), i maligni, invece, credono che il quarto posto sia stato lasciato vuoto per Alessandro Nesta, il cui ennesimo no alla nazionale ha convinto anche Galliani a tornare sull’argomento. Per ora, però, Così è, se vi pare… La partita inizia nel segno dell’amichevole, ma gli animi si accendono presto, sia per la manifesta volontà di Eto’o di dimostrare che la sua squadra può puntare in altro, sia per il gol annullato (giustamente) a Chellini al 13′ sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Proprio Chiellini pare essere il più nervoso in campo, lo juventino, dopo appena 20 minuti di gioco, viene ammonito per comportamento falloso reiterato. Non che i giocatori del Camerun ci vadano giù leggeri: ammonito anche Eyong per un’entrata killer su Pirlo. Ed effettivamente sono solo i numerosi falli a tenere viva la prima frazione di gioco: se si escludono un paio di buone giocate di Cossu, il primo tempo è ben poca cosa. E se squadra che vince non si cambia, squadra che delude deve essere modificata: Lippi torna quindi ad una retroguardia a 4, decidendo per 4 cambi: dentro Gattuso, Marchisio, Montolivo e Pazzini, fuori Pirlo, De Rossi, Criscito e Borriello. Dopo 120 secondi, gli azzurri si portano in zona tiro con Di Natale a cui si oppone Hamidou. Il secondo tempo dà l’illusione di poter vedere qualcosa di buono. Al 55′ l’Italia prova un nuovo affondo con la bella verticalizzazione di Marchisio per il sinistro incrociato di Pazzini, che fa il movimento giusto ma non impatta il pallone nel migliore dei modi, trovando così la respinta di Assou-Ekotto. Purtroppo, però, è solo un’illusione. La partita non decolla, non ci sono spazi per i piedi raffinati dei nostri giocatori e la scontro si consuma soprattutto sul piano fisico. Al 70′ l’Italia si riporta in avanti e sugli sviluppi di un corner, sfiora il gol: palla lunga sul secondo palo, un tocco di Quagliarella riporta il pallone al limite dell’area piccola dove Bonucci potrebbe girare a rete, ma Hamidou esce a tempo e riesce ad allontanare la minaccia. Adieci minuti dalla fine sono i Leoni Indomabili a tentare lo scherzetto, ma il guardalinee è attento a segnalare il fuorigioco millimetrico di Webò. Sul finire di partita, è il Camerun a rendersi più pericoloso, ma questa non è serata di gol… purtroppo neanche di emozioni e bel gioco.

Fonte – eurosport.it

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