La scoperta della tragedia
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La scoperta della tragedia

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La scoperta della tragedia

E adesso è facile. Sì, é facile per tutti criticare.

Ora tutti a dire come il motociclismo sia uno sport pericoloso, come le moto siano pericolose, e che certe cose non dovrebbero succedere.

Ora è colpa dell’elettronica, delle gomme…dei riflessi…del grande cuore di un pilota che ci prova sempre e comunque  e che cerca tenere la moto invece di lasciarla andare..ecc…

La cosa peggiore in tutto questo è che deve sempre morire qualcuno per farci riflettere.  La vita del pilota non è una questione di soldi, fama o semplice adrenalina, ma è una cosa che ti viene da dentro.

Perchè nessuna cifra al mondo, nessuna scarica di adrenalina possono valere una vita.

Non la si può nemmeno chiamare scelta di vita perchè non puoi scegliere di diventare pilota, puoi solo ESSERE pilota, e lo sarai sempre, per tutta la vita.

Sì, proprio quella vita che ti viene strappata all’improvviso, in una domenica d’autunno mentre ti trovi lontano da casa, e stai facendo ciò che più ami fare nella tua vita.

Ecco cosa è successo, Marco se n’è andato così, mentre stava facendo quello per cui viveva e per cui ci ha lasciati.

Ogni pilota dentro di se lo sa, che quella è una delle “opzioni”. Semplicemente cerca di non pensarci troppo, perchè la passione e  voglia di andare in moto sono semplicemente più forti di tutto il resto.

Perchè ogni pilota, si sente vivo solo quando va in moto.

Da appassionato, da motociclista, e da pilota dovrei pensare razionalmente che è “una cosa che può succedere”.

Dovrei forse pensare che, in fondo, e in questi 24 anni, Marco si è goduto ogni attimo , che è stato fortunato a fare della sua passione il suo lavoro, e che come lui pochi altri al mondo sapevano andare in moto.

Dovrei pensare che le tragedie sono quelle delle morti bianche, che quasi sempre raccontano di persone che muoiono facendo un lavoro pericolosissimo e mal pagato. Che lo facevano perchè non avevano altra scelta se volevano tirare avanti e pensare alla famiglia a casa.

Ma di fronte alla morte siamo tutti uguali. E quando muore un ragazzo di 24 anni come lui, non si può non pensare che se ne sia andato troppo troppo presto. Quando ancora il meglio della vita doveva ancora arrivare.

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