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CASH GAME: “6-Max NL Strategy Guide” di Ryan Fee 8° Parte

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OTTAVA PARTE

Dopo aver affrontato in lungo ed in largo il check-raise sul flop, ci dedichiamo stavolta al floating, una mossa che è in qualche modo complementare al check-raise, nel senso che se quest’ultima – com’è ovvio – si effettua solo fuori posizione, il floating ha senso quasi esclusivamente se effettuato in posizione. Ma lasciamo che a dircelo sia lo stesso Ryan Fee…

Il floating
Concentriamoci anzitutto sul floating avendo delle overcard. Non lo faremo mai fuori posizione, è davvero troppo tricky e complicato: in una parola, sostanzialmente EV-. Lo dovremo sempre fare in posizione, con l’intenzione di guadagnarci il piatto nelle streets successive.
Se non lo facessimo mai, i nostri avversari potrebbero semplicemente c-bettare ogni flop e nel caso in cui vengano chiamati mollare il piatto, perché sanno di non essere buoni al turn: questo farebbe sì che giocare contro di noi diventerebbe troppo semplice. Di tutte le azioni che si possono fare di fronte ad una c-bet essendo IP, vogliamo bilanciare tutti i nostri range con cui le facciamo.

Ad esempio, rilanciare in certe situazioni non è una buona idea, perché qualora i nostri avversari se ne rendano conto potrebbero cominciare a 3bettarci in bluff, col risultato che dovremmo mollare la mano e rinunciare alla possibilità di prenderci una free card.
Ancora una volta, facciamo un esempio: il CO apre e noi chiamiamo da BTN con QJ suited: il flop è T-4-8 rainbow. Il nostro avversario è un TAG standard e c-betta.

Ammettiamo che lui abbia aperto circa top 20%: avrà spesso delle mani con una coppia, ed altre che avranno mancato il flop. Noi quindi chiamiamo e il turn è una carta infinfluente, un 2. Lui checka e voi puntate da un po’ più di metà fino a ¾ del piatto. Spesso o rilancerà o muckerà la sua mano, mentre potrebbe chiamare qualora avesse mano come T9 o 99. Nel caso in cui lo faccia dovrete puntare anche al river, che è la stessa azione che vi suggerirei con mani come AT, per estrarre valore.

Supponiamo invece che il turn sia proprio la carta che speriamo vedere, il 9. Se checka non possiamo far altro che puntare e sperare di venire raisati in modo da finire ai resti. Qualora punti di nuovo probabilmente avrà una buona mano, e dovreste optare per un rilancio medio, in modo da sperare di venire chiamati o addirittura 3bettati da mani peggiori.

Nel caso in cui sappia che il mio avversario sia spewy rilanciare sarebbe la cosa migliore. Ammettiamo ora che il turn sia un A o K, che ci consegni il gutshot di scala ed anche il flush draw. Nel caso in cui punti di nuovo dovrete soltanto limitarvi a chiamare. Rilanciare non è una cattiva mossa, ma porterà con sé molta più varianza, e senza una read specifica sulle sue tendenze di double barrel è preferibile chiamare perché nel caso in cui hittassimo river potremmo essere pagati. Se so che si tratta di un giocatore davvero molto aggressivo in questi casi rilancio. Altro scenario.

Immaginiamo che il turn sia un J o una Q, e che lui punti di nuovo. Ancora una volta vi suggerisco di chiamare, pensando a cosa fare nel caso il river non vi aiuti. E’ probabile che dobbiate foldare, a meno che non faccia qualcosa di insolito.
Ammettiamo che checki al turn: così come avremmo puntato in caso non avessimo hittato, a maggior ragione dovremmo farlo adesso, in quanto alcuni avversari potranno chiamarci con in mano un dieci o 99, e dobbiamo estrarne valore. Foldare di fronte ad un check-raise in questo caso dipende dalle vostre read.

(Fine ottava parte)

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