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CASH GAME: “6-Max NL Strategy Guide” di Ryan Fee 6° Parte

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CASH GAME: “6-Max NL Strategy Guide” di Ryan Fee 6° Parte

 

Dopo aver introdotto nella quinta parte il gioco postflop oggi continueremo la “Ryan Fee’s 6-Max NL Strategy Guide” con la sesta parte, sicuramente molto interessante in quanto approfondisce diversi concetti sulla continuation bet al flop.

Eravamo rimasti qui:

Ammettiamo che voi apriate il gioco da early position e facciate una c-bet su di un flop rainbow AQ4, contro un giocatore che gioca dal 30 al 45% delle mani e folda raramente alla c-bet.

In questi casi il timing può esservi di aiuto: se il vostro avversario farà un call istantaneo, solo raramente avrà una mano davvero forte, come AQ o 44, magari anche A4, perché avrebbe probabilmente esitato, pensando sul da farsi. Nel momento in cui venite chiamati rapidamente il vostro avversario vi sta spesso dicendo di avere un asso debole o un draw.

A meno che non abbiate delle read secondo cui questi giocatori non sono mai disposti a foldare TP, contro di loro potrà essere profittevole puntare tanto al turn quanto al river, se necessario. In questa situazione specifica preferisco avere un gutshot od un flush draw per quanto mi riguarda, in modo da avere un qualche tipo di equity (contro questo genere di giocatori sono solitamente molto aggressivo con i flush draw).

Il punto centrale è quello di mettergli pressione nel caso in cui siate snap-callati al flop e i vostri avversari abbiano un range sbilanciato su qualcosa di debole (in questo caso particolare le mani davvero forte che vi potreste trovare contro sono AQ, 44 o A4, ma il loro range complessivo è assai più ampio).

Non siate sospettosi nel caso in cui si mostrino esitanti nel chiamare la vostra puntata al turn: questo genere di avversari raramente sarà capace di fingere indecisione per incoraggiarvi a puntare ancora al river con in mano qualcosa di forte. Sarà più semplicemente debole così come appare, e sarà quindi in dubbio se chiamare o foldare: in questi casi probabilmente punterei anche al river.

Inoltre, se avete l’opportunità di puntare size come 99$ o 199$ o qualcosa del genere vi suggerisco di farlo, perché questo genere di puntate li terrorizzerà.

In ogni caso, quando pensate a come approcciare questo tipo di avversari che chiamano troppo spesso la vostra c-bet, la risposta più semplice è quella di restringere un po’ il vostro range e di limitarsi a c/f i flop missati.

In questi casi non mi dispiace c/c o valuebettare con mani come AT+ o qualcosa del genere. Ammettiamo che il board sia T99, ed un giocatore loose vi chiami OOP: non mi dispiace c-bettare una mano come AJ in questa situazione, perché è raro che lui possa avere una mano migliore, ed anche nel caso in cui abbia una pocket pair la sua equity è pessima.

Nel caso in cui ad esempio mi trovi in BvB dallo SB con AK, su un flop 332 contro uno di questi giocatori mi limiterei a c/c flop ed a seconda delle read a c/c o c/f al turn.

Dopo aver parlato dei giocatori weak-tight e loose passive e di come le nostre tendenze di c-bet debbano adattarsi contro di loro, esaminiamo cosa fare contro giocatori TAG.

Solitamente questi saranno gli avversari che vi daranno più filo da torcere, anche quando si tratta di cattivi TAG. Contro questi giocatori vorremo mixare il nostro gioco: c-betto tutti i flop A o K high, questo perché anche se possono avere mani come AJ o KQ o simili, il grosso del loro range è formato da small pocket pairs e suited connectors. Contro questo genere di avversari, un po’ superiori come livello di pensiero, limitarsi a c-bettare non sarà sufficiente.

Ricordo di aver giocato al NL200 di FTP contro un giocatore che aveva statistiche come 21/18  capace di giocate tricky e difficilie da gestire. Seguiva spesso le mie c-bet. In questa mano, mi trovai ad aprire da SB 98s, e lui dal BB flattò. Il flop era K-8-5 rainbow, io c-bettai per 8$ e lui rilanciò a 32$. Trovai questa sua linea molto sospetta: non consideravo probabile che potesse avere un K, perché non avevamo abbastanza history perché lui potesse decidere di difendere il buio con un re debole.

Visto che il flop era rainbow, l’unica mano che poteva star semi bluffando era 76, e le uniche volte che fosse stato genuino avrebbe potuto avere 55 e molto più raramente 88. In un contesto di questo tipo è probabile che il mio avversario stia bluffando perché il suo range è composto davvero da poche made hand, e io ero felice di avere 89 perché anche se mi fossi trovato contro 76 avrei avuto la mano migliore ed un blocker per la scala.

Sconsiglio qui di limitarsi al call, perché si tratta di uno spot marginale fuori posizione e parlando per primi non avete l’iniziativa nella mano, il che dà alla stessa meno valore intrinseco. Quindi viste le informazioni credo la soluzione ideale sia 3bet/foldare. Questo si riallaccia al cosiddetto teorema dello Yeti, secondo il quale una 3bet su un board dry è sempre un bluff: in questo caso si tratta di una sorta di bluff, ma in ogni caso stimiamo di farlo con la mano migliore.

Ho 3bettato fino a 76$ ed ha subito foldato, dimostrando che molto probabilmente la nostra analisi fosse corretta, ovvero che in quel caso lui aveva effettivamente una mano che ricadeva nel grosso del suo range: un bluff, appunto.

Per quanto possibile, ovviamente, dovreste evitare di sedervi in tavoli che presentino queste caratteristiche, non tanto perché li temiate ma perché esistono giocatori peggiori, quindi contro cui sedersi è più profittevole.

In generale, fuori posizione vorrete uscire puntando in c-bet con il vostro intero range, anche se possono esserci delle eccezioni, ad esempio trovandosi con A-K ed un flop come 7-6-5 contro un avversario come quello descritto, ed anche in base a quello che il vostro HUD vi suggerisce circa la loro percentuale di fold alle c-bet.

Ricordatevi inoltre di prendere note accurate circa il modo in cui reagiscono alle vostre c-bet, in modo da poter aggiustare in questo senso il vostro gioco.Quando vi trovate in posizione le cose si fanno più interessanti: in questi casi spesso posso checkare dietro un sacco di flop, in particolar modo quando ho una mano marginale.

Così facendo state polarizzando il vostro range, che può andar bene per chi giochi a limiti medio/bassi ma contro avversari più abili non si tratta di una buona cosa perché è exploitable, se si rendono conto di ciò che state facendo. Tuttavia, molti dei vostri avversari non saranno capaci di farlo.


Quello che intendo quando dico che voglio polarizzare il mio range significa questo
. Ammettiamo che apra il gioco da BTN con A2 suited e che il BB – TAG – chiami. Il flop è AK5 rainbow, e lui checka a noi: si tratta di una buona occasione per fare altrettanto. E’ infatti improbabile che lui possa chiamarvi con una mano peggiore, e talvolta potreste perfino venire c/r da qualcosa che battete. Se il turn fosse una carta che accoppia il board come un 5 farei ancora check perché nulla sarebbe cambiato e difficilmente potremmo estrarre valore: mi limiterei quindi a value bettare river.

Giocherei QQ nello stesso modo probabilmente, a seconda anche di quanto stimi probabile che il mio avversario possa chiamarmi con una mano peggiore. Nel caso in cui cada un A o un K e lui checki di nuovo dovreste essere più inclini a puntare: è infatti improbabile che lo faccia con trips, e poiché è altrettanto evidente che anche noi difficilmente si possa averlo, è più probabile che lui sia disposto a chiamare con una mano peggiore. Contro avversari particolarmente ostici occasionalmente potreste essere in check/raise al river con un range che comprenda bluff o trips, ma è piuttosto insolito per i players agli stake medio/bassi, anche per i migliori fra loro.

(fine sesta parte)

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